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    Roma nell’hotellerie alta: l’exploit arriva dai mercati internazionali

    Fin qui abbiamo visto Roma crescere in valore assoluto: più presenze, più mercati, più segmenti di offerta. Questo grafico introduce un punto di vista diverso e complementare, perché non misura quanto cresce Roma in sé, ma quanto cresce la sua quota, cioè il suo peso relativo dentro un perimetro molto specifico: le presenze turistiche registrate in Italia negli hotel di fascia alta, quelli a quattro e cinque stelle. In altre parole, non ci dice se Roma va bene o va male in valore assoluto; ci dice se Roma sta guadagnando o perdendo terreno rispetto al resto del sistema alberghiero premium nazionale.

    Roma nell'hotellerie alta: l'exploit arriva dai mercati internazionali

     

    È una distinzione tutt'altro che secondaria. Perché una città può crescere in termini assoluti semplicemente accompagnando la crescita generale del turismo italiano, senza per questo migliorare la propria posizione competitiva rispetto alle altre destinazioni del Paese. Guardare alla quota, invece, significa guardare al posizionamento: significa chiedersi se Roma stia diventando più o meno centrale, all'interno del mercato nazionale, nel segmento più pregiato dell'ospitalità.

    Il primo pannello, quello del mercato domestico, racconta una storia di crescita solida ma composta. Nel 2014 la quota di Roma si attestava poco sopra il 5%; dopo una fase di consolidamento attorno al 6-7% nella seconda metà del decennio, con una battuta d'arresto fisiologica negli anni della pandemia, la città chiude il 2024 vicino al 9%. È un incremento tutt'altro che trascurabile, che conferma un fatto già emerso più volte in questa newsletter: Roma resta, per gli italiani, una delle destinazioni urbane premium di riferimento, capace di intercettare una quota crescente della domanda interna di soggiorni ad alto livello.

    Ma è il secondo pannello, quello dei mercati internazionali, a restituire il dato più sorprendente dell'intera serie. Qui la quota di Roma parte già alta, poco sopra il 15% nel 2014, poi attraversa una discontinuità profonda negli anni del Covid — con un crollo evidente sotto il 6% — per poi risalire con una pendenza quasi verticale e chiudere il 2024 sopra il 18%. Non è un semplice recupero dei livelli pre-pandemici: è un netto superamento, un vero e proprio exploit, che porta Roma a guadagnare più centralità di quanta ne avesse prima della crisi.

    Questo è, in fondo, il cuore del grafico. La crescita della quota domestica racconta una città che consolida gradualmente la propria posizione presso il proprio Paese; la crescita della quota internazionale racconta invece una città che, nel giro di pochi anni, si è ritagliata uno spazio significativamente più ampio nel segmento più competitivo di tutti — quello in cui Roma non si confronta soltanto con le altre destinazioni italiane, ma, indirettamente, con l'intero sistema di attrattività del Paese agli occhi del turista straniero di fascia alta.

    Il terzo pannello, quello del totale, sintetizza bene questa doppia dinamica: la quota complessiva di Roma passa da poco meno del 6% a circa il 9%, un incremento che, guardato da solo, potrebbe sembrare una crescita ordinata e lineare. Ma scomponendolo nelle sue due componenti si scopre che il traino non è equamente distribuito: è soprattutto il mercato internazionale a spingere Roma verso l'alto, mentre il mercato domestico accompagna la crescita con un passo più regolare, meno repentino, ma comunque solido.

    Il significato di questo dato va oltre la semplice soddisfazione per un primato guadagnato. Se la quota di Roma nell'hotellerie alta internazionale cresce così marcatamente, significa che una parte sempre più ampia degli stranieri che scelgono l'Italia per un soggiorno in hotel di fascia alta sceglie proprio Roma, a scapito, in termini relativi, delle altre destinazioni italiane concorrenti nello stesso segmento, nonostante la forza enorme di destinazioni come Firenze, Milano e Venezia nella stessa tipologia, o Capri, Taormina, Portofino nello stesso target. È un avanzamento di posizione competitiva, non solo una crescita di volume: e come tale porta con sé anche una responsabilità precisa, perché più aumenta il peso di Roma in questo segmento, più diventano decisivi la qualità dello spazio urbano, il livello dei servizi, la capacità di offrire un'esperienza coerente con le aspettative di una domanda esigente e ad alta capacità di spesa.

    La conclusione, allora, è duplice. Da un lato Roma rafforza in modo costante il suo appeal presso il mercato internazionale, confermandosi la destinazione urbana premium di riferimento per i turisti di domandano la migliore qualità alberghiera. È qui, in questo exploit del mercato internazionale, che si misura oggi la parte più significativa del nuovo posizionamento di Roma.

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